Introduzione al problema mapuche
 
Nelle regioni dell'estremo sud dell'America Latina, attualmente Cile e Argentina, prima dell' arrivo degli spagnoli, vivevano molti popoli, con organizzazione politica, sociale, culturale, linguistica e religiosa.
Questi popoli erano i Selk'nam (Ona), i Kaweskar, i Yagani, gli Aonikenk e i Mapuche (Mapuce).

Alcuni di questi popoli oggi hanno smesso di esistere: l'ultima donna Selk'nam morì negli anni '60 e tre anni fa è morta la penultima donna Yagana, dei Kaweskar rimangono oggi solo 30 persone.

Tra questi popoli, coloro che ancor oggi sopravvivono in maggior numero sono i Mapuche, che costituiscono circa il 13% della popolazione cilena, vivono nelle zone rurali del sud del Cile, in una piccola parte del territorio argentino e nei grandi centri urbani, concentrati in quartieri molto poveri.

La Storia del popolo Mapuche è unica in america Latina. Fin dall'inizio della Conquista questo gruppo etnico oppose una feroce resistenza alle armi spagnole, a tal punto che la corona Spagnola dovette riconoscere attraverso un trattato con i Mapuce, come territorio indipendente, la enorme striscia di terre che si estendono dal fiume Bio-Bio verso il sud del Cile.

Il popolo Mapuche difese con succeso la sua integrità territoriale per più di 350 anni. I colonialisti spagnoli e più avanti gli stati cileno e argentino, col pretesto di promuovere la civiltà e il cristianesimo, conquistarono mediante l' uso della forza il territorio mapuche.

Nel 1885 i Mapuche persero il controllo del loro territorio e i trattati che, a causa della coraggiosa difesa dei Mapuche, dovette accordare la corona Spagnola, furono unilateralmente violati dalle nascenti repubbliche. Migliaia di mapuche furono sterminati e i sopravissuti cacciati dalle loro terre e dalle loro case, braccati con la forza militare e con la legge di uno stato usurpatore, condannati a vivere nella povertà in piccole comunità rurali o forzati ad emigrare nei centri urbani.
Oggi più di un milione e mezzo vivono sotto la giurisdizione cilena ed argentina. Il diritto alla autodeterminazione è stato loro negato, mentre il loro territorio, cultura, lingua, religiosità e ambiente sono costantemente minacciati. Nonostante il ritorno del sistema democratico in queste regioni, i Mapuches continuano ad essere emarginati, discriminati. Le leggi sui diritti umani, i trattati e le leggi internazionali verso la promozione e protezione dei diritti dei popoli originari non sono ancora stati adottati da questi Stati.

I Mapuche cercano attualmente di mantenere la loro identità culturale e politica, di recuperare la dignità che la cultura occidentale ha voluto negare, di recuperare una seppur ristretta autonomia e le terre che sono state usurpate.

Ma nel frattempo, i consorzi economici e le oligarchie del paese esercitano una azione di depredazione e di impoverimento dell’ecosistema e delle ricche risorse naturali delle zone australi, lasciando nella povertà sia la popolazione cilena e sia quella indigena, sfruttando l’uso di manodopera a basso costo.
Giorno dopo giorno, ora dopo ora, l’ aggressione e la tremenda inerzia di uno sviluppo mal concepito sta portando il bosco cileno a una sempre più profonda crisi.

 

Le organizzazioni Mapuche e i loro rappresentanti, vengono stigmatizzati come violenti, terroristi, messi legalmente al bando dalla giustizia, accusati di realizzare attentati incendiari nelle grandi proprietà forestali.
Nei grandi latifondi, costruiti dalla sottrazione di terre al natio popolo Mapuche, si realizza la deforestazione, il disboscamento e la distruzione delle millenarie specie arboree native, sostituite da piantagioni di eucalipto, con grave danno per l’ecosistema e pericolosa erosione e impoverimento del territorio. I padroni dei latifondi, con questo sistema di sfruttamento del territorio, ricavano grandi somme di denaro, fabbricando polpa di cellulosa; denaro che in parte viene usato per corrompere giudici e polizia nelle zone del sud. Essi, proprietari di gran parte dei mass media, sono anche colpevoli di aver sostenuto e appoggiato, in passato, i regimi dittatoriali. A danno della popolazione mapuche, contano sulla complicità di giudici e polizia e sull'appoggio di governanti che in realtà non dimostrano alcun interesse per il popolo che li ha eletti.


In Cile da che si è instaurata la democrazia, negli anni '90 fino all’inizio del presente millennio, centinai di mapuche sono stati arrestati in modo arbitrario, picchiati e accusati ingiustamente dagli organi repressivi dello stato.
Molti leader, donne e studenti indigeni sono stati incarcerati, sottoposti a processi giudiziari irregolari e le delegazioni internazionali di diritti umani sono state espulse dal paese, con l’accusa di promuovere e appoggiare azioni indigene di violenza. (Rosamel Millamán Reinao. ¿RACISMO ENCUBIERTO?: El Estado Chileno y el Pueblo Mapuche)

Nelle regioni dell'estremo sud dell'America Latina, attualmente Cile e Argentina, prima del-
l' arrivo degli spagnoli, vivevano molti popoli, con organizzazione politica, sociale, culturale, linguistica e religiosa.

Questi popoli erano i Selk'nam (Ona), i Kaweskar, i Yagani, gli Aonikenk e i Mapuche (Mapuce).

Alcuni di questi popoli oggi hanno smesso di esistere: l'ultima donna Selk'nam morì negli anni '60 e tre anni fa è morta la penultima donna Yagana, dei Kaweskar rimangono oggi solo 30 persone.

Tra questi popoli, coloro che ancor oggi sopravvivono in maggior numero sono i Mapuche, che costituiscono circa il 13% della popolazione cilena, vivono nelle zone rurali del sud del Cile, in una piccola parte del territorio argentino e nei grandi centri urbani, concentrati in quartieri molto poveri.

La Storia del popolo Mapuche è unica in america Latina. Fin dall'inizio della Conquista questo gruppo etnico oppose una feroce resistenza alle armi spagnole, a tal punto che la corona Spagnola dovette riconoscere attraverso un trattato con i Mapuce, come territorio indipendente, la enorme striscia di terre che si estendono dal fiume Bio-Bio verso il sud del Cile.

Il popolo Mapuche difese con succeso la sua integrità territoriale per più di 350 anni. I colonialisti spagnoli e più avanti gli stati cileno e argentino, col pretesto di promuovere la civiltà e il cristianesimo, conquistarono mediante l' uso della forza il territorio mapuche.

Nel 1885 i Mapuche persero il controllo del loro territorio e i trattati che, a causa della coraggiosa difesa dei Mapuche, dovette accordare la corona Spagnola, furono unilateralmente violati dalle nascenti repubbliche. Migliaia di mapuche furono sterminati e i sopravissuti cacciati dalle loro terre e dalle loro case, braccati con la forza militare e con la legge di uno stato usurpatore, condannati a vivere nella povertà in piccole comunità rurali o forzati ad emigrare nei centri urbani.


Oggi più di un milione e mezzo vivono sotto la giurisdizione cilena ed argentina. Il diritto alla autodeterminazione è stato loro negato, mentre il loro territorio, cultura, lingua, religiosità e ambiente sono costantemente minacciati. Nonostante il ritorno del sistema democratico in queste regioni, i Mapuches continuano ad essere emarginati, discriminati. Le leggi sui diritti umani, i trattati e le leggi internazionali verso la promozione e protezione dei diritti dei popoli originari non sono ancora stati adottati da questi Stati.

I Mapuche cercano attualmente di mantenere la loro identità culturale e politica, di recuperare la dignità che la cultura occidentale ha voluto negare, di recuperare una seppur ristretta autonomia e le terre che sono state usurpate.

Ma nel frattempo, i consorzi economici e le oligarchie del paese esercitano una azione di depredazione e di impoverimento dell’ecosistema e delle ricche risorse naturali delle zone australi, lasciando nella povertà sia la popolazione cilena e sia quella indigena, sfruttando l’uso di manodopera a basso costo.

Giorno dopo giorno, ora dopo ora, l’ aggressione e la tremenda inerzia di uno sviluppo mal concepito sta portando il bosco cileno a una sempre piú profonda crisi.
http://www.elbosquechileno.cl/foto.html


Le organizzazioni Mapuche e i loro rappresentanti, vengono stigmatizzati come violenti, terroristi, messi legalmente al bando dalla giustizia, accusati di realizzare attentati incendiari nelle grandi proprietà forestali.
Nei grandi latifondi, costruiti dalla sottrazione di terre al natio popolo Mapuche, si realizza la deforestazione, il disboscamento e la distruzione delle millenarie specie arboree native, sostituite da piantagioni di eucalipto, con grave danno per l’ecosistema e pericolosa erosione e impoverimento del territorio. I padroni dei latifondi, con questo sistema di sfruttamento del territorio, ricavano grandi somme di denaro, fabbricando polpa di cellulosa; denaro che in parte viene usato per corrompere giudici e polizia nelle zone del sud. Essi, proprietari di gran parte dei mass media, sono anche colpevoli di aver sostenuto e appoggiato, in passato, i regimi dittatoriali. A danno della popolazione mapuche, contano sulla complicità di giudici e polizia e sull'appoggio di governanti che in realtà non dimostrano alcun interesse per il popolo che li ha eletti.

In Cile da che si è instaurata la democrazia, negli anni '90 fino all’inizio del presente millennio, centinai di mapuche sono stati arrestati in modo arbitrario, picchiati e accusati ingiustamente dagli organi repressivi dello stato.
Molti leader, donne e studenti indigeni sono stati incarcerati, sottoposti a processi giudiziari irregolari e le delegazioni internazionali di diritti umani sono state espulse dal paese, con l’accusa di promuovere e appoggiare azioni indigene di violenza. (Rosamel Millamán Reinao. ¿RACISMO ENCUBIERTO?: El Estado Chileno y el Pueblo Mapuche)


Due delle principali organizzazioni mapuche, Consejo de Todas las Tierra e la Coordinadora Arauco-Malleco, sono vittime di forti azioni repressive e più di 250 appartenenti a questi organismi, tra cui persone anziane, sono sotto processo o già incarcerati e condannati dai 5 ai 15 anni di prigionia, con l’accusa di perpetrare azioni di terrorismo e fatti di violenza.
In realtà accuse false, montate dagli stessi consorzi nazionali e transnazionali che invocano la partecipazione dello stato per castigare chi si oppone alla loro espansione ed egemonizzazione economica.

La lotta del popolo Mapuche e le sue rivendicazioni non servono a migliorare unicamente le proprie condizioni di vita, ma anche a migliorare la realtà e i diritti del resto dei cileni, dato che questa è una rivolta contro un potere economico, favorito da un sistema politico corrotto, che depreda, sfrutta con cupidigia le risorse naturali e umane di un paese, portatrice di povertà, anziché di ricchezza e reale benessere per il popolo.

Morelia Cancino Sáez